Maurizio Sarlo – Tema di agosto 2025📍Con questo post intendiamo evidenziare il riconoscimento al tema “sulla scuola”, del mese di agosto 2025, promosso dagli Aderenti CLEMM.

È davvero un piacere leggere le riflessioni di tutti, ed è altrettanto bello che si sappia riconoscere la completezza e profondità del tema prodotto dai Salotti congiunti di Clemm San Secondo di Pinerolo1 (To) e Prarostino1 (To).

Grazie davvero a tutti.

Maurizio Sarlo

Presidente COEMM

www.coemm.org

Clemm San Secondo di Pinerolo1 (To) e Prarostino1 (To)

Tema del mese:

“quale insegnamento scolastico, professionale e universitario dovremmo promuovere per il bene dei nostri e altrui figli? È possibile, secondo te che, tali strategici servizi, siano messi a disposizione del Pubblico gratuitamente, come recita il PMM?

ESISTE LA SCUOLA IDEALE?

La malattia della scuola italiana è quella di aver perduto il senso storico originario, e quindi di trovarsi in una grave crisi di senso. Va ricordato che il senso originario della scuola italiana, dalla legge Casati (1861) alla riforma Gentile (1923) che portò l’obbligo scolastico a 14 anni, consisteva nella famosa “formazione degli italiani” auspicata da D’Azeglio all’indomani dell’unità: ovvero, nel compito della scuola come istituzione dello Stato.

La scuola infatti non è un servizio, ma un’istituzione. Che oggi sia considerata un servizio, equiparandola ai mezzi “pubblici” e non ai fini (istituzionali) è un sintomo della malattia. Formare le giovani generazioni significava farle appartenere in modo personale, attivo e consapevole alla comunità, secondo le proprie inclinazioni e vocazioni. Base della scuola era la cosiddetta “educazione secondaria”, che a sua volta presupponeva quella “primaria” spettante alle famiglie.

Questo voleva dire che alla famiglia spettava il compito di dare, con la lingua parlata, i principi fondamentali della vita, alla scuola lo sviluppo delle consapevolezze ulteriori, concernenti le scelte fondamentali, con la formazione culturale.

Il Sessantotto rappresentò il punto di crisi della scuola, dovuto al passaggio da una scuola a struttura “verticale” a una scuola a struttura “orizzontale” (dove si intende, da una scuola misurata su un tipo di società relativamente rigido a un tipo di società mobile). Quest’ultimo modello dette luogo alla scuola di massa e, col passare dei decenni, divenne anche liquido (e addirittura stagnante). Cosa era successo?

Facciamo il punto su due false piste, dietro le quali da alcuni decenni sta correndo in maniera insensata la scuola italiana (o per meglio dire, i ministri che l’hanno manipolata dal Sessantotto in poi, inseguendo le suggestioni provenienti dai sistemi scolastici anglo-sassoni, a loro volta sospinti dall’ondata neoliberista mondiale).

Le due false piste sono rispettivamente l’utilitarismo in vista del lavoro e la sostituzione dell’educazione primaria che spettava una volta alle famiglie.

Nel primo caso si vorrebbe attribuire alla scuola un ruolo che non le spetta, quello di agenzia di preparazione al lavoro o addirittura di agenzia di collocamento in vista del lavoro. Non occorre citare quali siano gli ambiti sociali che aspirano a questo: che i propri dipendenti arrivino già “formati”. Sarebbe a dire che la scuola non dovrebbe più provvedere all’educazione culturale delle persone, ma limitarsi a predisporre i giovani all’impiego. Ne consegue, naturalmente, un’impostazione fondata su un criterio procedurale, che insegna prevalentemente le esatte procedure, preoccupata molto meno di estendere l’orizzonte spirituale e culturale, e molto più di far apprendere le tecniche esecutive. Lo studio dovrebbe allora tradursi in ciò che è subito spendibile sul mercato del lavoro. In buona sostanza non si deve pensare (il pensiero è sempre creativo), ma esclusivamente fare. Anche la formula della scuola delle competenze (e non dei contenuti) rispecchia questa concezione aberrante.

La seconda falsa pista consiste nella pretesa di far compiere alla scuola quello che più non fa (o non può fare) la famiglia; con la pretesa che i suoi insegnanti rivestano ruoli e ricoprano compiti globali. In questa prospettiva (scimmiottante il sistema anglosassone) l’importante non è più quello che insegni, ma come interagisci con i tuoi ragazzi, come ne condividi i modi, persino gli aspetti esteriori, il linguaggio per esempio. Se sei popolare e quindi bene accetto. Niente autorità, naturalmente, ma solo amicizia… Ti occupi del loro tempo libero, dello sport, per esempio; li porti in giro. Il voto è considerato controproducente, se negativo.

La scuola italiana oggi è sfidata in modo lacerante da un problema di senso. Queste poche righe servirebbero solo come premessa per una discussione molto più ampia e complessa. Da dove partire? La riforma della scuola non spetta alla scuola, questo è chiaro.

Spetta a chi saprà riconoscere la giusta posizione della scuola nella stabilità dell’ordine sociale e dei suoi valori, a cominciare dalla famiglia, di cui non può essere la sostituta.


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