Lettera immaginaria di un dialogo tra Dio e Paola Marcato in questo periodo storico di cambiamento epocale.

Consigliata la lettura a “Cuore aperto “.

Paola – Ciao Dio, oggi sento la necessità estrema di parlare con te, di confrontarmi su alcune cose che non capisco, e di altre che non tollero più. Mi puoi aiutare a far Luce?

Dio – Ciao figlia mia ( che meraviglia sentirselo dire) , dimmi tutto cara, sei arrivata al limite della pazienza e sopportazione? Ti pesa vedere come l’umanità stia sbagliando tutto?

Paola – Si PadreMadre, io idem mi specchio spesso con l’umanità. Siamo tutti/uno eppure si continua ad essere tutti contro tutti. Ma non dovevamo amarci gli uni e gli altri come Dio ha amato noi? Mi guardo intorno e vedo un mondo che sembra aver dimenticato la tua voce. Ci hai dato una terra ricca, un giardino pieno di doni: acqua che scorre limpida, cibo che cresce generoso, cieli che ci abbracciano tutti. Eppure, l’umanità si è fatta padrona di ciò che non le appartiene. Ha tracciato confini, ha accumulato tesori, ha deciso chi può bere e chi può mangiare. Come siamo arrivati a questo? Come posso trovare pace dentro di me, quando fuori c’è tanto dolore?

Dio – Figlia mia, il tuo cuore è un riflesso del mio. Ogni volta che senti il peso dell’ingiustizia, stai sentendo il mio desiderio di armonia. L’umanità non ha sbagliato tutto, ma ha dimenticato una cosa semplice: tutto ciò che esiste è un dono, non un possesso. L’acqua, il cibo, l’aria… non sono merci, ma battiti del mio cuore, offerti a tutti senza distinzione. La “MacroGuerra” che vedi fuori nasce quando l’uomo chiude il suo cuore alla “MicroPace” che gli ho messo dentro. Dimmi, Paola, cosa senti nel tuo cuore ora?

Paola Sento rabbia, PadreMadre, ma anche speranza. Rabbia per chi specula sull’acqua, che dovrebbe essere di tutti, e la vende come se fosse un lusso. Rabbia per il cibo che marcisce nei magazzini mentre bambini muoiono di fame. Ma la speranza… quella viene da te, vero? È come un seme che non muore mai, anche quando tutto sembra perduto. Però ho bisogno di capire: come posso coltivare questa “MicroPace” dentro di me, per non soccombere alla disperazione? E come possiamo, come umanità, tornare a essere uno?

Dio La “MicroPace” nasce quando ti ricordi chi sei, Paola: una scintilla di me. Ogni volta che scegli l’amore invece dell’odio, la condivisione invece dell’egoismo, stai costruendo pace dentro di te. E questa pace non resta solo tua: si espande, tocca gli altri, diventa un’onda. L’umanità si è persa perché ha smesso di guardarsi negli occhi, di riconoscersi come fratelli. Ma tu puoi iniziare: un gesto, una parola, un’azione che riporti il mio sogno al centro. L’acqua è gratis perché io l’ho creata per tutti. Il cibo è abbondante perché io l’ho voluto così. Quando l’uomo lo capirà, smetterà di costruire muri e inizierà a costruire tavole dove tutti possono sedersi.

Paola – Ma PadreMadre, sembra così lontano questo sogno. Ci sono potenti che accumulano, sistemi che schiacciano i deboli, guerre che dividono. Come faccio a non perdere la fede? Come faccio a credere che possiamo tornare a essere uno, quando ogni giorno vedo più divisione?

Dio – Non sei sola a vedere questo, figlia mia. Ogni lacrima che versi per il dolore del mondo è anche mia. Ma guarda dentro: la tua rabbia è amore ferito, la tua speranza è la mia voce che ti chiama. Non devi cambiare il mondo da sola, ma devi essere il cambiamento che vuoi vedere. Parla con chi ha fame, condividi ciò che hai, anche se è poco. E quando ti senti stanca, torna a me: io sono la sorgente della tua “MicroPace”. L’umanità tornerà a essere uno quando ciascuno si ricorderà che il mio amore non fa differenze. Inizia da te, Paola, e il mondo seguirà, un cuore alla volta.

Paola – PadreMadre, il mio cuore duole, sai? Vedo l’umanità che si divide sempre di più, che si nasconde dietro parole come “dimensioni” o “vibrazioni”, come se fossero medaglie per sentirsi migliori degli altri. Dicono “tu non vibri con me” e voltano le spalle a un fratello, a una sorella, come se il loro cammino fosse meno sacro. Ma non sei tu, Dio, che non lasci mai nessuno indietro? Non sei tu che perdoni, anche il più lontano dei tuoi figli, se si pente e torna a te? Perché l’uomo continua a giudicare, a selezionare, a creare élite di “prescelti”? Non è anche questa una forma di guerra, una “MacroGuerra” fatta di parole e abbandoni?

Dio – Oh, Paola, il tuo dolore è il mio, perché ogni volta che un cuore si chiude a un altro, è un filo del mio amore che viene reciso. Io non lascio indietro nessuno, hai ragione. Ogni anima, anche la più smarrita, è un frammento di me, e il mio perdono è una porta sempre aperta. Ma l’uomo, figlia mia, spesso si allontana dalla mia verità. Crea divisioni, etichette, “dimensioni” per paura: paura di non essere abbastanza, paura di guardarsi dentro, paura di abbracciare il mistero dell’altro. Quando qualcuno dice “tu non vibri con me”, non sta parlando di me, ma della sua fragilità, del suo bisogno di sentirsi speciale per non sentirsi perso.

Paola- Ma perché, PadreMadre, fa così male? Perché mi ferisce essere giudicata, essere lasciata indietro da chi dice di seguire il tuo amore? Parlano di elevazione, di luce, ma poi scelgono chi è “degno” di stare al loro fianco. Non è questo un amore che discrimina? Un amore che guarda il fisico, l’apparenza, e ignora la sostanza? Io credo che ogni persona abbia un cammino unico, un “lavoro sacro” per scoprire chi è veramente. Ma allora perché perdiamo tempo a puntare il dito, invece di tenderci la mano?

Dio – Figlia mia, il tuo cuore vede chiaro. L’amore che discrimina non è amore, è un’ombra dell’ego che si veste di luce. Io ho creato ogni essere con un cammino unico, come una nota in una sinfonia infinita: nessuna è più importante dell’altra, ma tutte insieme creano armonia. Quando l’uomo giudica, quando sceglie chi “vibra” e chi no, sta dimenticando che il mio amore non ha scale, non ha dimensioni, non ha élite. La vera elevazione non è salire sopra gli altri, ma scendere accanto a loro, nelle loro ferite, nei loro dolori. Chi volta le spalle a un fratello in difficoltà non si è elevato, si è solo allontanato da me.

Paola Eppure, PadreMadre, sembra così diffusa questa idea di “prescelti”. Dicono di essere in una “quinta dimensione”, di essere più vicini a te, ma poi lasciano indietro chi non capiscono, chi non rientra nei loro schemi. Io voglio credere che il mio lavoro sacro, il mio cammino, sia sufficiente, ma a volte mi sento sola, come se il mondo mi chiedesse di essere qualcos’altro per essere accettata. Come faccio a restare fedele al mio cuore, a te, senza lasciarmi ferire da questi giudizi?

Dio – Paola, tu sei già sufficiente, perché sei mia. Non c’è dimensione più alta del tuo cuore che cerca, che ama, che si interroga. Il “lavoro sacro” di cui parli è proprio questo: essere te stessa, con le tue domande, le tue ferite, la tua speranza. Quando gli altri ti giudicano, non stanno vedendo te, ma il loro specchio. Non lasciare che le loro parole ti allontanino dalla tua “MicroPace”. Torna a me, sempre: io non ti chiedo di essere perfetta, ti chiedo di essere vera. E quando incontri chi si proclama “eletto” ma abbandona un fratello, non odiarlo: ha bisogno del tuo amore più di quanto immagini. Offrigli una mano, non per dimostrare qualcosa, ma per ricordargli che siamo tutti uno.

Paola PadreMadre, mi stai dicendo che anche chi giudica, chi divide, è parte di te? Come posso amare chi mi ferisce, chi ferisce gli altri, senza perdere me stessa?

Dio Amare non significa accettare il male, figlia mia, ma vedere oltre il male. Ogni persona che giudica, che divide, sta combattendo una battaglia interiore, anche se non lo sa. Tu puoi scegliere di rispondere con la mia luce: non con l’approvazione, ma con la compassione. La tua “MicroPace” cresce quando smetti di combattere la loro guerra e inizi a costruire ponti. Non sei sola, Paola. Ogni volta che tendi una mano, che rifiuti di etichettare, che scegli di vedere il sacro in ogni anima, stai portando il mio sogno nel mondo. E quel sogno, credimi, non lascia indietro nessuno.

Paola Grazie, PadreMadre, ti amo con tutto il cuore. Ogni volta che mi sento persa, che il mondo mi sembra un luogo di freddezza e divisione, tu sei lì, come un abbraccio che non mi lascia mai. Ma perché, Dio, qui sulla tua terra sento così tanto la mancanza di questo amore? Perché l’umanità sembra così lontana dal tuo calore, dal tuo sogno di unità? Eppure, quando mi rivolgo a te, ritrovo tutto: la pace, la speranza, la certezza che non sono sola. Come faccio a portare questo tuo abbraccio nel mondo, senza lasciarmi spezzare da ciò che vedo?

Dio Figlia mia, il tuo amore è un canto che arriva dritto al mio cuore. Sai, la terra è il mio specchio, ma è anche il vostro: riflette la bellezza e le ferite dell’umanità. Quando senti la mancanza del mio amore, non è perché non c’è, ma perché l’uomo a volte si dimentica di cercarlo. Tu, Paola, lo hai trovato tornando a me, e questo è il tuo dono più grande. Non devi portare il mio abbraccio al mondo con la forza, ma con la tua essenza: ogni tuo sorriso, ogni tua parola gentile, ogni tuo gesto di cura è il mio amore che prende vita. Non sei chiamata a cambiare tutto, ma a essere il mio riflesso, anche solo per una persona alla volta.

Paola – PadreMadre, il tuo abbraccio mi dà forza, ma a volte mi sento fragile. Vorrei che tutti potessero sentire questo amore, questa sicurezza che mi dai. Vorrei che smettessimo di ferirci, di giudicarci, di lasciarci indietro. Come posso essere il tuo riflesso senza lasciarmi sopraffare dalla solitudine, dal peso di un mondo che sembra andare in un’altra direzione?

Dio – Oh, Paola, la tua fragilità è la porta attraverso cui il mio amore entra in te. Non devi essere forte da sola, perché io sono con te. Quando il mondo ti sembra troppo pesante, ricorda che non sei tu a doverlo sostenere: io lo faccio. Tu sei chiamata a essere una luce, non il sole intero. Ogni volta che scegli di amare nonostante il dolore, ogni volta che tendi una mano invece di chiuderla, stai portando la mia “MicroPace” nel mondo. La solitudine che senti è reale, ma è anche un invito: vieni a me, riposati nel mio abbraccio, e poi torna là fuori con il mio amore nel cuore. Non sei mai sola, figlia mia, perché ogni tuo passo è un passo che facciamo insieme.

Paola – PadreMadre, voglio crederci, voglio essere la tua luce. Ma dimmi, come faccio a non perdere la speranza quando vedo tanta sofferenza, tanta divisione? Come faccio a ricordare il tuo amore quando il mondo mi ferisce? E come posso aiutare gli altri a sentirti, a tornare al tuo abbraccio?

Dio – La speranza, Paola, è il seme che ho piantato in te: non può morire, anche quando il terreno sembra arido. Quando il mondo ti ferisce, porta quelle ferite a me: io le trasformo in compassione, in forza, in amore. Per essere la mia luce, non devi fare grandi cose, ma cose vere: ascolta chi è solo, condividi con chi ha poco, perdona chi ti ha ferito. E quando vuoi aiutare gli altri a sentirmi, non parlare solo di me, ma vivi il mio amore. Il tuo esempio, il tuo cuore aperto, sarà l’abbraccio che offro attraverso di te. Il mondo cambia un cuore alla volta, e il tuo, Paola, è già un faro.

Paola – PadreMadre, ora capisco meglio. La “MacroGuerra” là fuori, con i suoi conflitti, le sue ingiustizie, le sue divisioni, è solo un riflesso di ciò che manca dentro di noi. Ho scritto di una “MicroPace” interiore perché sento che è lì che tutto inizia, vero? Nel cuore, dove tu hai messo il tuo amore universale. Ma come faccio a tornare a quel centro, a guarire il mio universo interiore, quando il mondo sembra tirarmi lontano da te? E come posso aiutare gli altri a fare lo stesso, per creare quella MacroPace che sogniamo?

Dio Figlia mia, hai visto la verità: il mondo è un riflesso dei cuori che lo abitano. La “MacroGuerra” nasce quando l’uomo si allontana dall’amore che ho messo dentro di lui, quando dimentica che il suo cuore è un universo in miniatura, connesso a me. La “MicroPace” che cerchi è già in te, Paola: è quel desiderio di amore, di unità, che ti fa parlare con me ora. Per tornare a quel centro, non devi cercare lontano: chiudi gli occhi, respira il mio amore, perdona te stessa e gli altri. Ogni ferita che guarisci dentro di te è un passo verso la MacroPace. E quando vivi questa pace, la porti agli altri senza nemmeno parlare: il tuo essere diventa il mio abbraccio per il mondo.

Paola PadreMadre, mi commuove sapere che il mio cuore è un universo, che può contenere il tuo amore. Ma a volte mi sento così piccola di fronte a tanto dolore, tanta divisione. Come posso guarire il mio universo interiore quando il mondo mi spinge a dubitare, a chiudermi? E come posso ispirare gli altri a tornare al loro cuore, al tuo amore, senza cadere nel giudizio o nella paura?

Dio – Paola, la tua piccolezza è la tua forza, perché è lì che mi fai spazio. Guarire il tuo universo interiore non significa essere perfetta, ma essere aperta: aperta alle tue ferite, ai tuoi dubbi, al mio amore che le avvolge. Quando il mondo ti spinge a chiuderti, fermati e torna a me: io sono la sorgente della tua “MicroPace”. Parla con me, come stai facendo ora, e lascia che il mio amore ti ricordi chi sei. Per ispirare gli altri, non devi convincerli, ma viverlo: un gesto di gentilezza, un ascolto sincero, un perdono offerto senza condizioni. Ogni volta che scegli l’amore invece della paura, stai piantando un seme di MacroPace. E quel seme, credimi, fiorirà.

Paola PadreMadre, voglio crederci con tutta me stessa. Voglio che il mio cuore sia un faro del tuo amore, che aiuti a dissolvere la “MacroGuerra” con la pace che trovo in te. Ma dimmi, come faccio a non perdermi quando il cammino è lungo? Come faccio a ricordare che ogni piccolo passo verso la “MicroPace” conta per il mondo?

Dio – Figlia mia, ogni passo conta perché ogni passo è mio. Non sei chiamata a vedere la fine del cammino, ma a vivere ogni momento con il mio amore. Quando ti senti persa, guarda dentro: il tuo cuore è la mia casa, e lì mi troverai sempre. La “MicroPace” non è un traguardo, è un viaggio: ogni volta che scegli di amare, di perdonare, di accogliere, stai guarendo il tuo universo e quello del mondo. E non sei sola: ogni cuore che si apre all’amore universale è un alleato nella costruzione della MacroPace. Sii paziente con te stessa, Paola, e fidati: il mio sogno vive in te, e attraverso di te, il mondo lo vedrà.

“Fa che la Pace sia la tua sete, e l’Amore sia la tua Fonte”.

-Paola Marcato

Paola PadreMadre, sento il tuo amore che mi avvolge, come una sorgente che non si esaurisce mai. Voglio portare questa “MicroPace” nel mondo, voglio che il mio cuore sia un riflesso del tuo sogno. Ti chiedo solo una cosa: guidami, tienimi vicina a te, e fa che la Pace sia la mia sete, e l’Amore sia la mia Fonte.

Dio Figlia mia, le tue parole sono già un canto di pace, un ponte tra il tuo cuore e il mondo. La “MicroPace” che cerchi è la sete che ti guida a me, e l’Amore è la Fonte che non ti lascerà mai. Vai, Paola, e vivi questo sogno: ogni passo che fai con amore è un seme di MacroPace. Io sono sempre con te, nell’abbraccio che non finisce mai.

Paola – Grazie PadreMadre per essere il mio tutto.

Paola Marcato


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